Edelman: “The Cycle of Distrust”

May 6, 2022 | General, Information Portal, News

Lo scorso 23 marzo, la Camera di Commercio Britannica per l’Italia (BCCI), in collaborazione con Edelman, ha tenuto l’evento online “The Cycle of Distrust”: un’occasione per approfondire le rilevazioni della 22esima edizione dell’Edelman Trust Barometer, la più importante indagine globale sul tema della Fiducia.

Al webinar, introdotto e moderato da Steven Sprague (Presidente di The British Chamber of Commerce for Italy), ha partecipato Fiorella Passoni (CEO Edelman Italia) che, attraverso la lettura di dati e insight, ha fatto luce sulle differenti percezioni in termini di fiducia – e sulle proiezioni rispetto al futuro – della popolazione globale, con un focus specifico sull’Italia e il Regno Unito.

Nell’ambito dei dati UK, inoltre, Fiorella Passoni ha arricchito la presentazione mettendo a confronto la fotografia del Regno Unito all’alba del referendum “Brexit” del 2016 – quando l’Edelman Trust Barometer aveva rilevato, citando Dickens, “A Tale of Two Britains” – con quella odierna.

Nell’articolo che segue, alcuni dei temi chiave discussi nel corso dell’evento.

Da oltre 20 anni, l’agenzia di comunicazione Edelman studia l’andamento del rapporto di fiducia tra i cittadini e quattro tra le principali istituzioni che operano nella società: Governo, Business, Media e Organizzazioni Non Governative. Quest’anno, l’Edelman Trust Barometer 2022 ha intervistato un campione di oltre 36.000 persone in 28 Paesi, diviso tra élite – ossia la parte più informata e con più alto tenore di vita – e il resto della popolazione.

LA FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI

Tra tutti i paesi analizzati, l’istituzione ritenuta più affidabile è il Business (61%), seguita dalle NGO (59%), dai governi (52%) e in ultimo i Media (50%). Prendendo in esame l’Italia e il Regno Unito vediamo che, mentre gli italiani sono tendenzialmente fiduciosi in tutte le istituzioni, la popolazione inglese fa registrare livelli di sfiducia verso tutte le istituzioni. Una fotografia che, se da un lato si discosta da quella del maggio 2020 – in cui solo i Media erano nell’area della sfiducia -, dall’altro coincide con quella scattata tra il 2012 e il 2016 – e quindi nel periodo antecedente al referendum europeo.

 

Un senso di sfiducia che colpisce soprattutto Governi e Media che, a livello globale, sono viste come istituzioni divisive e, quindi, incapaci di assumere un ruolo di leadership, di trasformare le visioni in progetti concreti e di portare risultati – al contrario del Business che, in un certo senso, è obbligato a raggiungere determinati obiettivi. Nel caso specifico dell’Inghilterra, questa poca fiducia in tutte e quattro le istituzioni è riconducibile alla sensazione, da parte della popolazione, di una risposta non adeguata davanti alla pandemia e alla lotta al climate change.

LE PAURE DELLA POPOLAZIONE

Nonostante una buona fiducia nelle principali istituzioni, gli italiani si dimostrano poco ottimisti a livello globale per le prospettive economiche a breve termine: solo il 27% crede in un miglioramento delle condizioni di vitaproprie e della propria famiglia – nei prossimi 5 anni (la media globale è del 51%). Un dato in linea con le principali democrazie sviluppate, molto vicino a quello inglese (30%, +2 pp) ma superiore a quello di altri Paesi europei come Germania (22%) e Francia (18%) che si piazzano in fondo alla classifica.

I timori degli italiani restano focalizzati principalmente sull’occupazione: più di nove italiani su dieci (93%), infatti, hanno paura di perdere il lavoro (a livello globale la percentuale si ferma all’85%). Una paura che si è modificata nel corso degli anni e, se prima della pandemia era legata soprattutto alla delocalizzazione delle fabbriche e all’automazione, oggi prevale il timore di non essere adeguatamente preparati.

Con un’aspettativa di vita e di lavoro che si allunga, è necessario considerare la formazione costante e il re-skilling come beni di prima necessità su cui i leader dovranno necessariamente far sentire il proprio peso. Un tema centrale anche nell’Agenda 2022 del World Economic Forum di Davos, in cui è stato ribadito che la ripresa economica mondiale passerà attraverso nuove professioni di cui almeno la metà oggi ancora non esistono. 

Anche nel Regno Unito la paura di perdere il lavoro è in cima alla classifica, seppur con una percentuale molto più bassa sia rispetto all’Italia che alla media globale. Sempre in UK, vediamo come la preoccupazione verso pregiudizi e razzismo sia molto più bassa rispetto al resto del mondo.

ETICA E COMPETENZA

Perché Business ed NGO raccolgono tanto consenso? Per rispondere a questa domanda, bisogna guardare da vicino gli elementi che esprimono la fiducia: l’etica e la competenza. A livello globale, queste due istituzioni esprimono molto bene questi due elementi e sono le uniche che occupano questo quadrante positivo. Un bel risultato, che esprime un riconoscimento per gli obiettivi raggiunti e, allo stesso tempo, un rinnovato senso di responsabilità per i progressi attesi.

DIVARIO DI FIDUCIA

Un altro punto di congiunzione tra le fotografie italiana, inglese e globale è rappresentato dal crescente divario di fiducia tra gruppi ad alto reddito e quelli a basso reddito. Parliamo di un gap che nel mondo raggiunge i 15 pp, in Italia continua a restare alto con 13 pp e che nel Regno Unito tocca i suoi massimi storici con 25 pp – superando anche la forbice di fiducia registrata nel 2016 (17 pp).

LEADERSHIP E PROSSIMITÀ

Se da una parte c’è la tendenza a fidarsi delle istituzioni, dall’altra assistiamo ad un crollo della fiducia nei confronti dei leader della società – soprattutto giornalisti, leader di governo e CEO -, con i dati che mettono in evidenza una discrepanza tra la fiducia nel singolo e quella nell’istituzione che il singolo rappresenta.

Quindi, poca fiducia nei confronti della leadership, ma solo se non contiamo il fattore “prossimità”.

Sia a livello globale che locale, infatti, il “Mio datore di lavoro” è la figura in cui la popolazione ripone più fiducia, con il 76% per l’Italia e per l’Inghilterra (+5 pp) e il 77% nel resto mondo.

Da molti indicatori del Trust Barometer 2022 emerge l’importanza che la popolazione attribuisce al mondo delle imprese e in particolare ai CEO: secondo il 72% degli intervistati questi ultimi dovrebbero informare e alimentare il dibattito pubblico su temi sociali importanti ed essere pubblicamente visibili nel discutere le politiche della propria organizzazione con gli stakeholder esterni e nel parlare di quello che la propria azienda realizza a beneficio della collettività. 

Nel Regno Unito, questo fenomeno è ancora più importante: già nel 2016, infatti, l’80% della popolazione chiedeva che il Business e i propri leader prendessero posizione risolvendo i problemi della società, rintracciando una correlazione diretta tra la fiducia nelle imprese e la loro capacità di contribuire al “greater good”.

LA BUONA INFORMAZIONE CHE UNISCE

Come si può oggi accorciare questo divario sociale? La risposta è nella qualità dell’informazione.

L’Edelman Trust Barometer, infatti, ha scoperto che questo “gap sociale” si riduce grazie alla buona informazione: nel mondo, tra i “ben informati” a basso reddito l’indice di fiducia sale al 57% mentre si ferma al 55% tra i “meno informati” con alto reddito.   

Quello dell’informazione – che deve essere chiara, precisa, positiva – è stato anche uno dei temi maggiormente discussi durante l’ultimo Forum di Davos. Oggi più che mai, la comunicazione e l’informazione rivestono un ruolo strategico e, grazie alla loro capacità di formare le abitudini, saranno fondamentali per la ripresa di alcuni settori come, ad esempio, quello del turismo.

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